Altra
grande degustazione organizzata dall’A.I.S. di Roma. Questa volta
potremo tuffarci nei sapori dell’Emilia Romagna, grazie ai prodotti
presentati dall’Enoteca Regionale, che da tre decadi promuove e
difende la tradizione enogastronomica “emiliano-romagnola”.
Oltre ad avere la possibilità di constatare gli importanti progressi
ottenuti dall’Emilia Romagna in campo vitivinicolo, si potranno
assaggiare anche deliziosi prodotti quali Parmigiano Reggiano, Coppia
Ferrarese, Salumi Piacentini, Prosciutto di Parma etc.
L’evento si svolgerà il 20 maggio all’Hotel Hilton di Roma,
con banchi d’assaggio aperti dalle 15.30 alle 20.00. La degustazione sarà
preceduta da una conferenza stampa di presentazione a partire dalle 14.30.
Ingresso gratuito per i soci A.I.S.
Alle rivisitazioni oltreoceano dei piatti forti della cucina italiana,
eseguiti da sedicenti cuochi, internet ci aveva già abituato, ma
si sa, quando i palati più o meno fini sono quelli delle star di
Hollywood, la curiosità aumenta…
Stando a quanto pubblicato dal periodico americano Metropolitan Post,
ci sono alcuni vip che hanno delle abitudini alimentari a dir poco
singolari, che hanno a che fare con ricette tradizionali del Belpaese:
pare, ad esempio, che Mariah Carey, in questo periodo ai vertici delle
classifiche con il nuovo album, ogni mattina a colazione si faccia
preparare stringozzi in carbonara di carciofi, tartufo e uova di quaglia
(ma i soliti bene informati dichiarano che non si alza mai prima di
mezzogiorno, quindi più che una colazione è un brunch). Pare che la pop
star li abbia assaggiati la prima volta a Roma al Julian Café e ne sia
stata letteralmente conquistata.
Non solo: Madonna, come tutti sanno, vanta origini italiane e pare se
ne ricordi soprattutto di notte, quando le viene il languorino e butta giù
dal letto i suoi cuochi di fiducia per farsi preparare nientepopodimenoché
gli arrosticini di pecora. Michael Jackson, invece, adora il
tiramisù, ma, in corrispondenza con le prescrizioni del suo dietologo di
fiducia, non lo gusta come dessert, alla fine del pasto, bensì come
antipasto, prima di mangiare. Infine, Marilyn Manson durante i suoi tour
in Italia pare si sia innamorato del risotto alla milanese che riproduce a
casa sua con una variante al peperoncino: cambia il sapore, ma soddisfa il
palato.
Prima che la torrida estate col suo calore bruciante si porti via tutte le
ottime verdure primaverili, vi volevo proporre questo primo piatto gustoso
che ha come ingrediente fondamentale i fiori di zucca o fiori di
zucchini, comunque li vogliate chiamare, che si vendono a mazzetti e danno
allegria con il loro color arancio vivo. Se siete stufi (o troppo
cicciottelli) per mangiarli in pastella, modalità che secondo me resta
unica per sapore e grado di golosità, leggete quel che segue…
Ingredienti: 250 g di pasta lunga (nella foto sono tagliatelle al
profumo di limone, ma non vi preoccupate, è una ricetta molto versatile),
un mazzetto di fiori di zucca (circa 6 o 7), 5-6 zucchine romanesche bianche
(a seconda della grandezza), 150 g scamorza affumicata, 1 spicchio
d’aglio, olio e parmigiano reggiano q.b.
Lavare e mondare le zucchine, pulire i fiori di zucca privandoli del
gambo e del picciolo interno e tritare tutte le verdure insieme, in
maniera grossolana. Tagliare la scamorza a cubetti. In una padella
capiente (dovrà contenere la pasta) scaldare l’olio con lo spicchio
d’aglio intero (se per voi il sapore è troppo forte, toglietelo pure
appena diventerà dorato) e rosolarvi le verdure, quindi togliete dal
fuoco. Scolate la pasta al dente e ripassatela nel condimento a fuoco
medio, aggiungendo la scamorza e, se piace, il parmigiano grattugiato.
Togliete dal fornello quando la scamorza si sarà sciolta e servite caldo.
Buon appetito!
Sarzi
Amadè è una grande società di distribuzione e importazione. Dal
1966 si è progressivamente trasformata, passando da una rappresentanza di
prodotti enologici regionali e nazionali, a una distribuzione dei migliori
vini e distillati francesi ed internazionali.
Per imparare a conoscere tutte le aziende che collaborano con la Sarzi
Amadè, possiamo partecipare all’imperdibile degustazione organizzata
dall’A.I.S. di Roma all’Hotel Crowne Plaza lunedì prossimo con
banchi d’assaggio aperti dalle 14.30alle 20.00.
Tutte le migliori zone vitivinicole francesi in degustazione: Bordeaux,
Borgogna, Alsazia e poi distillati, Porto, Scotch Whisky.
Sul sito dell’A.I.S. di Roma trovate tutte le informazioni per
diventare soci A.I.S. e l’elenco completo delle aziende che
parteciperanno all’evento.
Quando vi dicono ristorante cinese, che cosa immaginate? Ecco, tutto
quello che può venirvi in mente non sfiora nemmeno Wo Zen, delizioso
localino di Genova.
Questo ristorante, a conduzione familiare (in sala la moglie, in cucina
il marito), ha aperto i battenti a dicembre 2005; da quel momento i
clienti hanno iniziato a moltiplicarsi ogni giorno di più. Gli interni
sono molto sobri ma di grande gusto, decisamente zen: tavoli e sedie in
legno scuro di design molto lineare, tovagliette in bambù e bacchette di
legno scuro. Non temete, ci sono anche le posate.
I prezzi sono leggermente più alti rispetto agli altri ristoranti del
genere, la spesa media è di circa 20 euro; però la qualità della cucina
non ha paragoni, almeno per quanto riguarda il capuologo ligure.
Qui si trovano piatti della cucina cinese e di quella thailandese
cucinati dalle mani esperte di Hu Zi-Bo. Tra le tante leccornie sono degni
di nota l’antipasto zen, il manzo ai cinque colori, il maiale saltato
agli aromi e il maiale in agrodolce. Da provare anche una specialità
thailandese da poco aggiunta al menù, il salmone al curry rosso in foglia
di bambù.
Se per caso passate da Genova fate una puntatina in questo locale, ne
vale davvero la pena.
Wo Zen, via Maddaloni 5r, Genova.
Tel: 010 542435.
Le
polpette del pastore sono un piatto ottimo servito sia come primo
che come secondo. Un’ottima alternativa alle solite polpette di carne o
ai classici primi piatti di pasta. Si chiamano “del pastore” proprio
perché al posto della carne si usa la ricotta.
Ingredienti per 4 persone: 250 gr di ricotta, 1 uovo, 1 cucchiaio di
pangrattato (aggiungere in base alla consistenza del preparato), 1
cucchiaio di parmigiano (anche qui aumentare la dose se l’impasto viene
troppo morbido e bagnato) e a piacere aggiungere sale, pepe o paprika
dolce oppure noce moscata o ancora maggiorana. La preparazione è molto
semplice e basta poi cuocere le polpettine ottenute in acqua bollente e
salata e con un filo d olio per cinque minuti. Si possono servire con un
sugo leggero aromatizzato al basilico, con cui ripassare le polpette per
altri cinque minuti in padella prima di portarle a tavola, oppure con un
sugo piccante per i palati più esigenti. La menta fresca è un’ottima
guarnizione in alternativa al basilico in foglie.
Restiamo nell’ambito delle dolcezze e oggi, dopo il miele, parliamo del
gelato: uno studio dell’Osservatorio del Sigep, il Salone
internazionale del gelato e della pasticceria che si svolge ogni anno a
Rimini, ha messo in luce la creatività in aumento dei maestri del gelato,
che mescolando sapientemente ingredienti tipici dell’alta pasticceria,
stanno sfornando nuovi gusti al ritmo di mille l’anno, proprio come i
barman fanno con i cocktail.
Ecco quindi che ci arrivano nel cono o in coppetta il dolcetto
mandorlato di gelato o il gelato a base di pinolata siciliana o pastiera
napoletana e quant’altro, ma il re indiscusso delle pause estive resta
il cioccolato. Massimo del trendy, oggi, è quello speziato, sposato, cioè,
con peperoncino, cannella, zenzero o frutta secca e che guarda ormai al
superamento del ‘semplice’ cacao alla ricerca di cru sempre più
pregiati, provenienti soprattutto da Venezuela e Madagascar.
Gli esperti, però, avvertono: quel che conta è la freschezza degli
ingredienti, se si fa un gelato con le introvabili e profumatissime
nocciole delle Langhe il risultato è assicurato! Diffidare sempre,
invece, dei prodotti fuori stagione, come il gelato alla fragola
d’inverno che ha un colore assai poco rassicurante. Ultima curiosità:
se il godimento di un bel cono non tramonterà mai, prende sempre più
piede il gelato come piacere ‘casalingo’, il consumo da asporto, in
vaschetta, ultimamente è infatti cresciuto del 20%.
Un nome dolce per il più dolce degli appuntamenti: quello con il festival
dei mieli che da oggi a domenica si svolge a Sommariva Bosco, nel
cuore del Roero. La cornice in cui si ambienta questa singolare kermesse
vale la spesa di poche parole: il territorio del Roero si è guadagnato
una certa fama autonoma dalle vicinissime Langhe perché qui il tempo
sembra essersi fermato, tanto da risultare immune alla diffusa morìa di
api che ha decimato la produzione del miele.
E qui, infatti, hanno sede la prima mieloteca d’Italia (creata da
Tonino Strumia) e una strada a tema ma non poteva certo mancare la
festa, che oltre a celebrare questo prodotto d’eccellenza
dell’emergente food valley (ma ci sarà anche un produttore ungherese)
in quanto tale, canterà inni anche a gelati, yogurt, biscotti al miele,
mortadella al miele, polli (allevati) al miele, birra al miele e formaggio
al miele Amè l’Amel. Che fantasia, starete pensando, ma voi cosa
fareste se foste nati in un posto così?
Infine, ma non per ultimo, se siete amanti delle curiosità, faranno al
caso vostro il miele prodotto da Carlo d’Inghilterra e il rarissimo
Manuka Honey della Nuova Zelanda, miele del benessere dalle proprietà
miracolose. Armatevi di fetta biscottata e coltello!
La
cucina della capitale non è certo rinomata per i piatti a base di pesce;
alcune eccezioni però sono delle vere e proprie delizie per il palato.
Il baccalà in agrodolce è una ricetta antica, che affonda le sue
radici nella cucina ebraica, colonna portante della gastronomia
romana.
Ingredienti per 4/5 persone: 1kg di baccalà ammollato, spellato e
spinato, olio extravergine d’oliva, 1 cipolla tritata, 1 cucchiaio di
zucchero, 1 bicchiere di vino bianco, 2 cucchiai d’aceto, mezzo
barattolo di pomodori pelati, farina, 1 mela, un pugno di prugne secche
denocciolate, uvetta, pinoli, scorza di limone, un pizzico di sale.
Preparazione: lasciare imbiondire la cipolla tritata in un tegame;
aggiungere prima lo zucchero e mescolare, poi il vino e l’aceto e
lasciar evaporare; aggiungere i pomodori e continuare la cottura a fuoco
lento; nel frattempo, in una padella a parte, iniziare la cottura dei
pezzi di baccalà infarinati; aggiungere nel primo tegame la mela tagliata
a fettine, le prugne e l’uvetta; a questo punto continuate la cottura
del baccalà mescolandolo con gli ingredienti del tegame per altri 15
minuti; se necessario, aggiungete un po’ d’acqua; prima di servire
arricchite il piatto con i pinoli e la scorza di limone.
Per l’abbinamento abbiamo bisogno di un bianco abbastanza
strutturato, ricco di profumi e di acidità per stemperare la tendenza
dolce e la grassezza del piatto. Si potrebbe provare con un sauvignon
friulano o magari, ancora meglio con un traminer aromatico
altoatesino, fresco, profumato e con la giusta alcolicità.
Tutti
hanno imparato a conoscere Castello della Sala, di proprietà della
famiglia Antinori, per il Cervaro, grande bianco da uve
Chardonnay e Grechetto, di ispirazione francese.
Da qualche anno però la fama di questo vino è stata quantomeno
eguagliata dal Muffato della Sala, un bianco dolce prodotto da un uvaggio
di Sauvignon, Grechetto, Traminer e Riesling.
Il 2005 mantiene ancora un fondo paglierino, acceso però da evidenti
lampi dorati. Al naso è protagonista l’elegante sentore donato dalla
muffa nobile (altrimenti che Muffato sarebbe?), accompagnato però da note
di scorza d’arancia candita, albicocca secca e fiori gialli.
Stupendo equilibrio in bocca, con la dolcezza che si accompagna ad
un’adeguata acidità. Accattivante corrispondenza gusto-olfattiva, con
ritorni agrumati e burrosi.
Abbiniamolo ad una crostata di mele.
In enoteca trovate la bottiglia da mezzo litro intorno ai 30 euro.
Parole
sante queste dello chef Gordon Ramsay a proposito degli ingredienti di
stagione: i ristoranti dovrebbero essere condannati quando servono frutta
e verdura che non sia di stagione.
Sul termine condannati, ovviamente, non ci si riferisce a condanne
penali! Ma solo a un sentimento dei consumatori che dovrebbero
disapprovare simili comportamenti. Anche se lo stesso chef ha parlato con
il primo ministro Gordon Brown per rendere illegali le coltivazioni fuori
stagione. Lo riporta un articolo della BBC in cui potete vedere
anche un micro video (da cui è tratto il fotogramma) con lo stesso chef
che dice queste cose.
E come essere contrari? I frutti di stagione sono freschi e anche più
saporiti perchè crescono naturalmente con le condizioni climatiche del
periodo. Che senso ha vedere a tavola asparagi a dicembre? E le fragole
del Kenya a marzo? Meglio prodotti di stagione locali quindi. Ma, saremmo
tutti d’accordo?
C’è chi dice che la cucina è una forma d’arte non ancora ben
codificata, c’è chi dice che mai potrà esserlo. E’ certo però che
cucina e gastronomia sono anche mezzi per esprimere idee e per portare
avanti battaglie; in Italia (e non solo) lo sta dimostrando ogni giorno il
movimento Slow Food.
Negli Stati Uniti è invece nato da poco (un paio di anni) un nuovo
movimento, una sorta di avanguardia, il Guerrilla Cuisine, che si
autodefinisce “movimento per la liberazione del gusto” e che si è
sviluppato a San Francisco, negli stessi luoghi in cui sono fiorite le
esperienze di ristorazione alternativa promosse delle Pantere Nere.
Da San Francisco il fenomeno si sta diffondendo rapidamente in tutti
gli Stati Uniti e da un po’ di tempo si è esteso in alcuni ambienti
metropolitani europei, in città come Londra, Parigi, Berlino e Varsavia;
e chissà che tra un po’ non appaia anche in Italia.
Di questa avanguardia fanno parte chef di livello, che però vogliono
creare in ambienti più tranquilli e meditativi delle chiassose e
frenetiche cucine dei grandi ristoranti; anche la clientela è ovviamente
consapevole e vuole sottrarsi al caos del ristorante, immergendosi in una
atmosfera che è più quella di una residenza privata o di un club
letterario.
A questi incontri, infatti, si accede con il passa parola e solo se si
è introdotti da un altro membro. Vere e proprie “esperienze”, in cui
si realizzano fusioni culinarie di tutti i tipi con una grande attenzione
per la provenienza e la tracciabilità delle materie prime utillizate, e
si svolgono un po’ come se fossero jam session musicali; molto spesso
includono eventi culturali, come letture di poesie, concerti, happening di
danza e pittorici.
Il costo è basso, circa 40 dollari, e non hanno scopo di lucro,
l’unico movente è quello di incontrarsi e celebrare il gusto del buon
vivere. Se questa non è arte…